La cava romana del Monte Cònero: un viaggio nel tempo

Fra i tanti luoghi incredibili che il Cònero nasconde fra le sue chiome c'è anche una antica cava, scavata dagli schiavi dentro le viscere del monte. Lì dentro, nell'oscurità, quando ancora la poca debole luce che filtra dall'ingresso lo permette, possono riconoscersi i minuscoli segni degli attrezzi di scavo sulle sue pareti. Scalpelli, picconi, che hanno lasciato, secoli e secoli fa, piccolissime incisioni lungo tutta la sua cavità, rendendola simile a una pelle raggrinzita da rughe sottilissime.

 

Ingresso della grottaLa cava romana del Monte Cònero, che si apre a chi percorre il sentiero numero 7 del Parco, offre la possibilità di fare un viaggio nel tempo, come cercheremo di spiegare.

Dopo aver lasciato l'automobile al campo da calcio del Poggio, si prosegue in direzione Sirolo. Verso il km 11 della strada della provinciale, si apre sulla destra un sentiero che si inabissa nel mezzo della vegetazione mediterranea del parco. Dopo alcuni minuti di cammino il visitatore si troverà sulla destra una grande entrata dalla forma squadrata, degna dell'ingresso di uno di quei luoghi magici che si vedono nei film di avventura da ragazzini. Ecco la cava romana, scavata probabilmente in epoca imperiale. Dalle sue viscere sono usciti i blocchi di pietra con cui è stata costruito il Poggio, Massignano, i monumenti e i templi di Ancona, forse la stessa San Ciriaco.

 

Una stanza della grottaÈ una cava in salita, costellata di tracce, segni. Dei solchi degli scalpelli, appunto, e dei fori su cui venivano incastrate le travi delle impalcature di rimozione dei massi. Inoltrandosi nella sua oscurità la temperatura si fa sempre più tiepida, quasi calda.

Siamo nella pancia del monte e il calore ha una consistenza ancestrale. Sulla destra e sulla sinistra della cava si aprono delle piccole calli, delle rientranze, e su due di queste chi ha pazienza di cercare può trovare delle scritte in greco, rosse, probabilmente tracciate con la porpora. Due scritte di origine non del tutto chiara. Secondo gli studiosi si tratta di indicazioni lasciate da chi lavorava nella cava per indicare il cantiere o la costruzione a cui il blocco di pietra estratto in quella zona era destinato.

 

Dopo dieci minuti di cammino il viaggio dentro la grotta arriva al fondo. Varcato un passaggio abbastanza stretto si arriva in una piccola stanza, il punto più profondo della cava. E qui, sulle sue pareti, mescolate e confuse fra le firme di chi non ha resistito alla tentazione di lasciare una propria traccia arrivando così in fondo nel ventre del monte, qui si possono riconoscere anche alcune scritte lasciate dai partigiani durante la seconda guerra mondiale. Nomi, date di nascita di ottanta, novanta anni fa. Disegni, scarabocchi, insulti a Mussolini. La cava romana durante gli anni della resistenza era stata anche un rifugio dai tedeschi e dai fascisti. Inoltrarsi nella sua accogliente oscurità è una passeggiata da fare, attraverso la storia del Monte Cònero.

 

Marco Benedettelli

 

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