Pescherecci d'autore

 

Farfalle filiformi, cuori rocciosi, creature visionarie emerse dalla spuma del mare e note musicali che danzano sopra le onde. La street art è alla conquista dei mari. Ad Ancona la flottiglia dei pescatori, la più numerosa delle Marche, ha offerto il fianco delle proprie imbarcazioni a una schiera di artisti arrivati dall'Italia e dal mondo: Ozmo, Roa, Dem, Elena Rapa, Zosen, Remed.

 

Nel mese di fermo pesca le imbarcazioni sono sottoposte alla manutenzione. Approfittando del mese di fermo pesca estivo, gli artisti hanno tatuato con variopinti graffiti scafi e cabinati, poppe e prue dei pescherecci dorici. Ora le imbarcazioni, ormeggiate al Mandracchio, tutte intorno alla Mole Vanvitelliana (l'antico lazzaretto del porto) brillano al sole come una armata bizzarra e arlecchinesca. L'iniziativa è nata all'interno di Pop UP, manifestazione di arte contemporanea nello spazio urbano organizzata dall'associazione Mac, che ogni anno costella il capoluogo marchigiano di istallazioni en plein air. I primi pescherecci sono stati dipinti nel 2008. Quest’anno la sorte è toccata ad altri dieci. "L'idea nasce da un percezione fortemente romantica del mare e dell'arte – spiega Allegra Corbo, curatrice artistica della rassegna – E poi ci interessava creare una sinergia fra il mondo dei pescatori del porto di Ancona, e il mondo dell'arte".

 

peschereccio Ancona

Un universo attraversato da mille inquietudini quello della marineria di Ancona. Col prezzo della nafta per il pieno di carburante ancora troppo altro, si spendono un migliaio di euro al giorno per uscire in mare. E le tensioni fra le varie flotte per le invadenze reciproche nelle zone di pesca. Pescherecci del sud che vengono al nord a calare le proprie reti e progressivo depauperamento ittico dell'adriatico, nonostante il fermo pesca su cui la Regione Marche continua ad insistere. La vita, lo si sa, è dura per i marinai. Ormai il 40% della manodopera portuale fra le banchine di Ancona è costituita da extracomunitari, soprattutto nord Africani. "Molti pescatori si sentono emarginati dalla città, divisi e isolati. Così hanno accolto l'iniziativa come un modo per aprirsi agli altri, per dialogare con la gente attraverso il linguaggio dell'arte", spiega Allegra Corbo. Il fronte del porto ha accolto con entusiasmo la pittura dei pescherecci coordinata da Pop Up. Offrendo volontariamente le proprie imbarcazioni agli artisti. "Molti non ne hanno voluto sapere – racconta Corba – ma altri hanno fatto a gara a
partecipare". Da tempi immemori i pescatori abbelliscono le loro barche con disegni primitivi e tribali, così come in molti amano decorare i loro corpi di tatuaggi. . Queequeg, l'indiano che viaggiava nella baleniera Pequod alla ricerca di Moby Dick, ne aveva il corpo completamente ammantato. La scelta dei disegni nasce dalla collaborazione e dal dialogo fra artisti e pescatori. Dalle lamiere dei pescherecci spuntano simboli o animali scaramantici, oppure ricordi di avventure in mare. Od elementi seppelliti nella memoria, legati alle tradizioni marinaresche della propria famiglia. La scelta del tema nasce quasi sempre da un dialogo fra capitano della nave e artista. Giovanni Bartolini, al timone del peschereccio di famiglia Marone Bartolini, si è
fatto dipingere lo scafo della nave con un branco di filiformi farfalle, realizzate da Giovanni Gaggia.

 

peschereccio

"Ho scoperto che la farfalla era drappeggiata sulla bandiera issata nella vecchia barca di mio nonno", racconta Giovanni. Non c’è vergogna fra i marinai. Anzi, quelle fantasie bislacche che rendono i loro pescherecci più simili a vascelli incantati usciti da una poesia di Rimbaud che a grevi pescherecci diventano motivo di distinzione, di personalizzazione. Ora le marinerie delle altre città ci riconoscono da lontano, quando ci vedono sfilare fra le onde gli scafi colorati. Il mare non perde il suo mistero, e ogni pescatore ha una storia da raccontare, una uscita in mare aperto dove è successo qualcosa di indimenticabile. Il gigantesco cuore
che pulsa sullo scafo de il peschereccio El Grinta, le vene che da esso si diramano, e le donne pesche che fanno capolino fra le lamiere sono ispirati dal racconto di una avventura che il capitano della nave ha avuto fra gli scogli tanti anni fa. "Una storia molto particolare, ne ho tratto l’ispirazione per il disegno sul peschereccio. – racconta Allegra Corbo, che è anche artista – l'equipaggio della nave mi ha fatto promettere che non l'avrei raccontata a nessuno". Un indizio per decifrarla, forse, è li, custodito in queldisegno che ogni mattina frange i flutti dell'adriatico. Alle origini dell’arte underground gli artisti erano soliti
calarsi nei polverosi sottosuoli delle metropoli e infiammare coi loro tag le lamiere dei treni, oggi sono i pescherecci i medium dell'arte povera e di strada.

 

Marco Benedettelli

 

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