LE LEGGENDE DEL MONTE CONERO

Grotta degli Schiavi: crollata negli anni '30, la bella grotta sopravvive nel ricordo e nelle leggende legate ai pirati. Questi pare fossero soliti utilizzare tale grotta come "deposito" di schiavi, i lamenti dei quali potevano essere uditi da grande distanza; tra di essi, un giorno giunse una bella principessa veneta, che triste per la lunga permanenza si sciolse con il suo stesso pianto, andando a formare una sorgente di acqua purissima che ancora oggi si getta nel mar Adriatico.

 

Lago Profondo: molte sono le leggende che sottolineano la pericolosità di questo laghetto di Portonovo. La più importante riecheggia l'esistenza di un piccolo fiume, il Budello del Profondo, che attraversava il Cònero collegando il lago con Porto Recanati. Pare inoltre che una sette segreta con sede a Portonovo usasse gettare in questo lago i cadaveri dei nobili i quali si ostinassero a praticare il deplorevole rituale dello ius primae noctis.

 

Buco del Diavolo: anche detto Buco della Paura, è un inquietante cammino sotterraneo nei pressi di Camerano. Una tradizione ricollegabile ai miti pagani, narra che, percorrendolo interamente, si arriverebbe in una grande stanza con al centro un altare, su cui si troverebbe una chioccia d'oro attorniata da dodici pulcini: ma lo sventurato non potrà mai tornare indietro se non scoprirà il vero nome del Demonio e non lo scriverà sulla roccia con il proprio sangue. Allegro, no?

 

Grotta del Mortarolo: il romitorio, facilmente accessibile dal sentiero numero uno del parco, nasconde una inquietante leggenda; pare che sul terreno all'interno della grotta dei sassi compongano una figura di uomo sdraiato, e anche smuovendoli tornano nell'arco di una notte a formare l'originaria forma.

 

Grotte Romane: le grotte scavate da schiavi romani, nascondono numerose leggende. Una di esse narra di un tesoro, che nessuno cercò mai di recuperare perchè difeso dalle anime dei cavapietre morti nella cava; un'altra ricorda una rivolta, soffocata nel sangue, ma dai caratteri brutali: pare che in prossimità della roccia chiamata "cassa da morto", gli schiavi abbiano fatto morire i loro aguzzini dentro la loro tomba, appositamente scavata per l'occasione.

 

Le Due Sorelle: molte sono le leggende che orbitano attorno a questi due scogli. La più singolare è senza dubbio quella di una Sirena, che attirava con il suo canto seducente i marinai all'interno della grotta degli Schiavi, dove i poveretti venivano imprigionati. Alleato della perfica Sirena era un Demone marino, che per le sue malefatte venne trasformato in pietra e diviso in due: le due Sorelle.

 

Pian Grande: la tradizione vuole che questo luogo del parco nasconda, in un nascondiglio incredibilmente recondito, un tesoro dall'inestimabile valore. Per trovarlo però, è necessario attendere i primi di maggio, uscire in mare aperto ogni giorno all'alba, e guardare alla volta del monte finché un raggio di luce particolarmente forte non darà fuoco ad un cespuglio: le fiamme faranno brillare la roccia nel punto esatto dove si trova sepolto il forziere.

 

La Vela: la tipica forma di Vela ha dato il nome a questo scoglio, ma i nomi in realtà ad esso attribuiti sono numerosi: tra questi, il Trovelò, in quanto si racconta che un giorno sia stato "trovato" in acqua dopo essere franato dal monte.

 

Il Trave: Lo scoglio del trave è una formazione geologica molto particolare e caratteristica; si prolunga infatti verso il mare per circa un chilometro, per una buona parte a fior d'acqua. Leggenda vuole che un tempo il Trave si prolungasse sino all'altra sponda dell'Adriatico, come simbolo di fratellanza, ma che la furia degli elementi lo distrusse lasciandogli l'aspetto di un ponte crollato.

L'Emerso: una vecchia leggenda narra che una notte, lo scoglio a forma di cono nel pressi della Baia della Vecchia, sia emerso dal nulla senza che ci fossero stati movimenti sismici.
 

le leggende sono state tratte da: Borgognoni, Recanatini, Forlani - "Il Cònero dei misteri"; Forlani - "Cònero: i migliori itinerari del Parco"; Bartolucci - "Miti e leggende del Cònero anconitano".

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